Caos, Hypnos & Oneiros

Contraddizioni, pensieri, simboli, idee, valori, filosofia, pregi e difetti, conflitti, arte e l'uomo.

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MrNoe.com il cupido degli animali

No al trusted Computing

Hacker Kulture

 
sabato, 05 luglio 2008

[...]

Dobbiamo piuttosto intendere ciò che sta scritto: Egli vuole che tutti gli uomini siano salvi, come se si dicesse che nessun uomo è salvato, all'infuori di quelli che Egli ha voluto salvi; non che non ci sia nessun uomo all'infuori di chi Egli vuole salvo, ma che nessuno si salvi all'infuori di chi Egli vuole, perciò lo si deve pregare perchè lo voglia, poichè accadrà sicuramente solo se Egli avrà voluto.

[...]

(il Berbero Sant'Agostino "Doctor Gratiae" da Ippona - tratto da Enchiridion ad Laurentium de fide, spe et caritate opera nota agli studiosi di nicchia come "Rimedi e sortilegi per schivare miscredenza, scoramento e tirchieria dopo digiuno prolungato. Guida Pratica.")

03:13 - commenti - letteratura, mind, filosofia

martedì, 24 giugno 2008

Sotto queste nuvole che ancora si alzano senza peso e sopra a un terreno fisico eroso da troppi spigoli, vedo la vita morire lentamente.
L'esistenza concepita nel suo significato più puro, come continuo sussistere di dinamiche evolutive in cambiamento che muovono verso un ignoto in stretto rapporto di caotica continuità, è vicina all'estinzione. Gli stimoli sono regolari, equilibrati e la perfezione impone regole e norme mediocri, non c'è più spazio per il grottesco, la bruttezza e i pagliacci. Questa rimane una società di spiriti nati guerrieri metropolitani, schermati da armature di opinioni e provvisti di pregiudizi ideomatici. Avanzano mossi dall'invidia nascosti dietro valori esplosi , bolle trasparenti gettate sopra a nazioni intere in gran segreto, e combattono senza scopo, quando anche la loro lotta inutile sarà finita diventeranno cannibali e si nutriranno solamente della loro stessa bellezza..
La parola libertà è un labirinto unicursale dove tutte le strade portano a un unico centro, e quello che chiamano progresso divorerà gli individui: avranno tutti una sola vita e una sola piccola morte e insieme, uniti nelle stesse paure, tutti getteranno nello specchio gli stessi demoni, inseguendo avventure virtuali senza gesti e vuota nelle parole.
Certi, e io tra loro, dicevano che si stava andando verso l'atrofizzarsi dei sentimenti, sembra invece che i sentimenti vengano automatizzati grazie a una religione elettronica dove dio rimane l'ordinario non-luogo infinito e eterno. Questo accade in tempi in cui anche perdersi nel negare l'esistenza di Dio è diventato anacronistico e obsoleto, dove chi è al governo ha il solo merito di aver saputo adattare la propria anima all'imbecillità nazionale.
Dove si annidano quelli consapevoli delle loro azioni, che ancora percepiscono la rilevavanza delle cause e degli effetti, quelli che amplificano la realtà? Dove si sono nascosti quelli che tengono strette tra le mani le proprie anime decadute, quelli che amano la volontà mutilata ?
Io intanto non ho più neanche lo spazio per avvilirmi, così agonizzo divertita mentre guardo nei libri quello che è stato e mi vedo vivere in questo presente trascinando con me tutta l'incertezza che riesco a trattenere, dal futuro non ho pretese e non voglio aspettative...
L'arte dovrebbe essere anticivilizzatrice, visti gli ideali di questo mondo.

17:59 - commenti (8) - poesia, mind, filosofia, mi presento il mio nome utopia, rapsodie

martedì, 24 ottobre 2006

"La contraddizione appartiene alla natura stessa dell'oggetto del pensiero, alla realtà, dove la Ragione è anche non-Ragione, e dove l'irrazionale è anche razionale"

H. Marcuse

17:22 - commenti (2) - letteratura, filosofia

martedì, 11 aprile 2006

"Fare un nome implica un perpetuo sacrificio del nome all'oggetto nominato o, per parlare alla Hegel, il nome si rivela inessenziale di fronte alla cosa, che è essenziale"

(Sartre - Che cos'è la letteratura?)

18:03 - commenti - filosofia

mercoledì, 01 marzo 2006

la spiga, il piccione, il professor Ferrarin

16:36 - commenti (1) - filosofia

giovedì, 23 febbraio 2006

Larvatus probeo

Caute!

16:20 - commenti (1) - filosofia

martedì, 04 gennaio 2005

U 0 a 0, but I 0 thee
O 0 no 0, but O 0 me.
O let not my 0 a mere 0 go,
but 0 my 0 I 0 thee so.

Tra gli Indiani di America si trova un sistema di numerazione fondato sulla base otto. A prima vista cio' appare assai strano, finche' non ci si rende conte che anche queste popolazioni contavano sulle dita semplicemente esse contavano, invece delle dieci dita, gli spazi tra un dito e l'altro.

Il sistema di numerazione dei sumeri non era puramente decimale: si serviva della base dieci per individuare le grandezze, ma introduceva anche il numero sessanta come seconda base. E" da questo antico sistema che abbiamo ereditato il nostro sistema di misura temporale, in cui l'ora e' suddivisa in 60 minuti, e il minuto in 60 secondi.

Un passo successivo nell'affinamento dei metodi - un passo destinato a porre alla fine l'esigenza di inventare il simbolo dello zero - fu l'introduzione di un sistema posizionale in cui le ubicazioni dei simboli determinavano i loro valori. Cio' consentiva di usare un numero minore di segni poiche' lo stesso simbolo poteva avere diversi significati in posizioni differenti o quando veniva usato in contesti differenti. (Babilonia attorno al 2000 a.C.)

Il sistema di numerazione dei maya si fondava su una base venti e i numeri erano composti da combinazioni di punti (ciascuno equivalente a "uno") e di aste (equivalenti a 5). I primi diciannove numeri erano costruiti con punti e linee secondo un semplice sistema additivo, derivato probabilmente da un sistema di numerazione anteriore basato sulle dita delle mani e dei piedi.

Il sistema Brahmanico (India centrale e regioni dell'Asia sudorientale) assunse la forma di una notazione posizionale in base dieci nel VI secolo d.C. Il nuovo sistema sfruttava l'esistenza di numerali distinti per i numeri da 1 a 9, si serviva di una notazione succinta per i numeri maggiori e introduceva nomi specifici per le potenza di 10. A ispirare questo brillante sistema fu probabilmente l'uso degli abachi su cui i numeri venivano rappresentati con sassi o semi.

Benche' lo zero indiano, come quelli dei babilonesi e dei maya, venisse introdotto inizialmente per indicare l'assenza di una cifra, presto assurse anche'esso al rango di cifra. Inoltre, a differenza degli altri inventori dello zero, i matematici indiani lo definirorno prontamente come risultato della sotrattazione di un qualsiasi numero da se' stesso. Nel 628 d.C. l'astronomo indiano Brahmagupta defini' lo zero in questo modo ed enuncio' le regole algebriche per la somma, la sottrazione, la moltiplicazione e, cosa ancor piu' soprendente, la divisione per zero.

15:40 - commenti (3) - filosofia