Contraddizioni, pensieri, simboli, idee, valori, filosofia, pregi e difetti, conflitti, arte e l'uomo.
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Organuli, ribosomi energetici, stanno a
dimenarsi su celluloide sciupata
quadranti su treni, sospesi, di zucchero piccante
Qui siamo un plotone rivoltoso,
nell'usbergo d'antifrasi socratiche,
ci calpestiamo seduti su
bestie da macello
verso la Colchide
Àtmàn, succoso, si lascia mordere
passando a trimpellare su archi flessi
senza chiave
antropofaghi urbani coagulanti
invece sul primo bruzzolo,
bruno e glauco e infingardo,
andrei a scrivere senza segni
Nessuna esplosione sull'aporia
del secondo atto
- cade sulla sagoma -
se avessi la semplicità di Mefisto di guardare dentro a Psychè scordandomi i sostegni...
[ ]
SONG (Allen Ginsberg - San Jose, 1954 )
The weight of the world
is love.
Under the burden
of solitude,
under the burden
of dissatisfaction
the weight,
the weight we carry
is love.
Who can deny?
In dreams
it touches
the body,
in thought
constructs
a miracle,
in imagination
anguishes
till born
in human--
looks out of the heart
burning with purity--
for the burden of life
is love,
but we carry the weight
wearily,
and so must rest
in the arms of love
at last,
must rest in the arms
of love.
No rest
without love,
no sleep
without dreams
of love--
be mad or chill
obsessed with angels
or machines,
the final wish
is love
--cannot be bitter,
cannot deny,
cannot withhold
if denied:
the weight is too heavy
--must give
for no return
as thought
is given
in solitude
in all the excellence
of its excess.
The warm bodies
shine together
in the darkness,
the hand moves
to the center
of the flesh,
the skin trembles
in happiness
and the soul comes
joyful to the eye--
yes, yes,
that's what
I wanted,
I always wanted,
I always wanted,
to return
to the body
where I was born.
sera tra cubi bianchi carburanti frizzanti: evaporano su gambe accavallate lacrime s'ammorbano col Dinamici e stirati stanche e separate, essenza di satiro sali col polline d'occhi senza nuvole, vuota
tabacco tostato sulle scene
certi gesti scordati, alambicchi
provette dorate e prugna
docili e pesanti, ioni s'appartano
fumo e cravatte rosse...
sanque spento
ghiaccio
scrivendo su terzine spezzate
con labbra mistiche
senza viso, senz'occhio
un'uomo nell'ombra
lucida, tra flussi
su orgasmi momentanei
e pesanti, non volgari.
Buttando fuori lumi
fosforescenti su rive
solo apprezzate per la voce
morendo...
e la pioggia nel pineto:
TACI! Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici...umane,
l'amore e la sua sorella eternale
sulla porta della tua infernale natura....
Se piovesse più d'oggi..
se fosse un'era di odio, e volontà mutilate
costrutti senz'ombra,
volendo rendere immortale un attimo di lampione.
Non potresti vedere le sensazioni,
non avrei relazioni aritmiche in sguardi
di lontani paradisi scoloriti...
in cartelloni stanchi,
usciti, verdi o a rotonda...
le otri ubriache nella notte
riottosa...
franca luce arancio e arcani strategici decollati in
lune
incomprese..
alieno senza metà;
viaggiatore senz'anima, vieni
sulla linea incrociata a uccidermi?
Riempi l'anima d'immortal corona
di papavero...
dormi adesso come notte quieta, sandalo
d'aura e lieta morte...
prendimi in sogno, come fossi pietra nella roccia
rubino e stagno.
Solo il sollazzo frizzante e tormentato, che supplizzia l'autarchia, mi porta a prediligere tra le varie forme di corrispondenza quelle verso modelli comportamentali puerili, ponderati e massicci.
Il gusto di un lampadario tremolante e veemente che s'accalca verso le mattonelle, stuzzicato dal φαντασμα del silenzio, intreccia dentro a reticoli cerulei, di sangue fermo, aritmie matematiche e bambole bambine.
Non sapevo ancora se quella polvere sarebbe stata il nuovo inverno...attendendo, intanto, tentavo di fiorire nel muschio.
Un venere nera sta passando vicino: mostra l'anima nell'intento di non farsi conoscere, come fosse una superficie che non incontra alcuna esplosione o scoperta.
Immagini sovraesposte, dai colori alterati sul negativo, compongono strane figure con interruttori a elettroni...
L'idea punge/microchip simulano felicità provvisoria
Certe volte da piccola dopo aver sviscerato insetti andavo a sognare vorticosamente un risveglio tra scheletri e gelatina, in altre occasioni mi sforzavo pure di incastrare nel futuro certi fotogrammi di attimi: cadere nell'erba, il vapore della cucina...forse nascere. Ora sto a guardare un diavolio meccanico e provo a districarmi in una sabbia di disegni, bugie e taluni sorrisi gentili...tutto intorno viaggia troppo piano e mi fisso sulle unghie d'uomo..
Già in attesa da momenti, seduta a terra mentre fissa il sole, adesso ha trovato il corpo.
naiadi, flesse su ginocchia, staccano
carne, muscoli, fibre bestialmente
eccitando la saliva, succhiano
il nettare ricurve e fragili
grida e catene su quegl'occhi,
fantasmi, gettano a terra bambini
isterici, le anime coi balocchi
senza peso: galeoni affondati
morbidi, coriandoli sanguinanti,
tingono un aprile arrivato
incerto, storto, contraendo candele...
debolmente silenzioso s'appoggia
su connetori acidi, l'incubo
entra dolce fra presenze gigliate
"Fare un nome implica un perpetuo sacrificio del nome all'oggetto nominato o, per parlare alla Hegel, il nome si rivela inessenziale di fronte alla cosa, che è essenziale"
(Sartre - Che cos'è la letteratura?)
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